Il progetto Clavius, radicale ridefinizione del concetto di strumento musicale, non più simulacro inviolabile con cui il compositore deve scendere a patti ma artefatto suscettibile di drammatiche mutazioni.
Si tratta di una serie di strumenti aumentati, la convivenza parallela di uno strato fisico ed uno virtuale-digitale.
Clavius è un progetto di costruzione e modifica che si snoda attorno agli strumenti a tastiera tradizionali. Il primo strumento, Clavius_8, ha richiesto la scomposizione dello strumento pianoforte, separando il sistema tastiera-martelli, che costituisce la meccanica, dalla cordiera, e sostituendo quest’ultima con una serie di altri oggetti che vengono percossi dai martelli modificati.
Il secondo strumento, Clavius_3, è un clavicordo ibrido che usa il sistema a tangenza e la tecnica “tapping” chitarristica; ha inoltre delle corde libere messe in vibrazione da un campo elettromagnetico e da un arco.
Il terzo strumento, Clavius_7, prevede l’aumentazione del pianoforte tradizionale che viene privato della naturale risonanza acustica per favorire un trattamento elettronico complesso del suono. Inoltre prevede l’aggiunta di alcuni pedali che creano delle variazioni timbriche sulle corde e dei sensori che tendono a rendere lo strumento aumentato.
Il nome Clavius è un riferimento al cratere lunare e indirettamente al film 2001 Odissea nello Spazio, momento fondamentale nell’arte cinematografica. Il suffisso “clavi” è presente in varie lingue per indicare la tastiera negli strumenti musicali e questo è il legame con lo strumento della formazione dell’autore, cioè il pianoforte.
L’era digitale ci ha sradicato dalla fisicità degli strumenti. Per questo motivo Ledda ha sentito la necessità di recuperare questo rapporto, non in senso passatista ma con l’idea di aumentare la dimensione fisica con quella virtualizzata del software. Pur insegnando al Conservatorio Informatica
Musicale, ritiene opportuno andare verso una digitalizzazione che recuperi la fisicità, un panorama tecnologico che non dimentichi il nostro bisogno tattile e sensoriale. Del resto il recupero di tecniche analogiche in fotografia (Polaroid) o nel disco in vinile hanno questo significato.